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La storia della Camera di Commercio di Lucca

Le origini della Camera di Commercio di Lucca sono remote ed illustri e si fondano su una tradizione di intelligenza e capacità imprenditoriale.

Nel 1182 i Consoli dei Mercanti lucchesi e quelli del Comune firmarono una convenzione con Modena, prima testimonianza documentata dell’esistenza dei consigli dei mercanti  e della loro partecipazione al governo della città con autorità e peso, occupandosi di patti convenzionali ed atti politici. A questa data si fa risalire la nascita della Camera di Commercio di Lucca.

La gloriosa Corte dei Mercanti di Lucca era l'espressione delle attività che ruotavano intorno all'arte maggiore, quella della seta che già allora vantava un primato, ponendo Lucca alla ribalta mondiale.

Venne creata una sorta di costituente i cui statuti sono richiamati nel 1308 da quelli del Comune di Lucca.

Il 26 luglio 1807, venne soppressa l'antica Corte dei Mercanti (che risaliva sino al XII secolo), istituiti il Tribunale di commercio formato da cinque giudici, con giurisdizione sulle cause civili, e il Comitato d'incoraggiamento dell'agricoltura e delle arti. Sin dall'anno successivo, anche lo Stato di Lucca fu sottoposto al Codice di commercio dell'Impero di Francia, il Tribunale soppresso e le sue attribuzioni devolute a quello civile di prima istanza.

Nel 1815, il Tribunale e la Corte vennero ripristinate dal Governatore di Lucca per l'Impero d'Austria come Tribunale di commercio e Corte dei Negozianti. In parallelo, fu creata anche la prima Camera di commercio dello Stato lucchese. Alla data dell'8 luglio 1816 risale il regolamento organico di Corte e Camera: la prima riuniva il consiglio generale, la seconda un collegio ristretto.

Il 20 febbraio 1848, lo Stato di Lucca entrò a far parte del sistema giudiziario toscano, e nel 1862 anche la Camera di commercio fu riformata secondo il decreto del 6 luglio che istituiva o ristrutturava, dove esse già esistevano, le prime Camere di commercio dell'Italia unita.

Lo scopo della Camera di commercio ed arti, come quello della Camera preunitaria, era quello di "rappresentare presso il governo e promuovere gli interessi commerciali e industriali" [legge n. 628 del 6 luglio 1862], di relazionare al governo sull'andamento delle arti e dei commerci, di formare i ruoli dei periti e dei mediatori, di gestire eventuali Borse di commercio, di interessarsi di esposizioni e scuole. Rappresentanti delle Camere erano nei consigli del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio per l'industria, le tariffe ferroviarie, la dogana, il lavoro.

Il sostenamento degli uffici, in principio segreteria, biblioteca e di stagionatura e saggio seta [Regolamento 1906], era garantito dalla riscossione dei diritti di segreteria e da tasse periodiche, previa approvazione del governo. Solo dopo il regio decreto n. 882 del 1° dicembre 1892, ogni Camera poté imporre una tassa annua sui commercianti e sugli industriali, in relazione ai loro redditi (ricchezza mobile), per Lucca tassazione ratificata dal governo con il decreto del 12 dicembre 1912 [Verbali, n. 15].

Sin dal 1910 erano state istituite le Camere di commercio e industria che, oltre ad ereditare scopi e ruoli delle precedenti, avevano ulteriori compiti nell'ambito della raccolta e pubblicazione degli usi e consuetudini commerciali; nella formazione di mercuriali e listini dei prezzi; nel rilascio di certificati di origine delle merci per l'esportazione; ma soprattutto nel gestire la costituenda anagrafe delle ditte .

Fu, però, con la riforma del 1926  che le Camere vennero trasformate in Consigli provinciali dell'economia, in cui agivano rappresentanti di nomina governativa: il prefetto-presidente, il vicepresidente, il segretario.  L'anno successivo furono istituiti gli Uffici provinciali dell'economia, con funzioni di segreteria dei Consigli, ma dipendenti direttamente dal Ministero dell'economia. Nel 1937, nacquero i Consigli provinciali delle corporazioni , in cui entrarono a far parte del Consiglio di presidenza i segretari del Partito nazionale fascista.

Dopo la guerra, con il ripristino delle Camere di commercio, industria e agricoltura e il mantenimento degli Uffici provinciali dell'industria e del commercio gli organi deliberativi tornarono ad essere la Giunta e il Consiglio . Compito principale dell'ente, negli anni della ricostruzione, fu quello di avvantaggiare il ripristino delle attività agricole, industriali e dei commerci.

Sul Logo della Camera di Commercio di Lucca è rappresentato il torsello o fardello della seta, che  fu l'emblema della Corte dei Mercanti.

La Corte dei Mercanti rappresentava tutti coloro che davano vita e partecipavano all'industria lucchese, che aveva il suo fulcro nella lavorazione dei panni serici e che portò Lucca ad essere, quando l'Italia e gran parte dell'Europa adottavano ancora criteri artigianali, la culla del capitalismo e dell'affermazione dell'industria su basi moderne.

Le origini remote, le tradizioni illustri e le vaste esperienze imprenditoriali e mercantili ritrovano così un collegamento ideale e culturale con i giorni nostri che vedono una provincia ricca di molteplici attività del tutto diverse dall'antica arte della seta, ma che di quella "epopea industriale medioevale" conserva intatto lo spirito creativo, l'energia produttiva e la passione per i grandi traguardi.

La Camera di Commercio di Lucca, come già l'antica e nobile Corte dei Mercanti, si colloca al fianco delle imprese con lo stesso spirito di collaborazione fattiva e costante, perché lo sviluppo delle realtà lucchesi risponda alle legittime ambizioni degli imprenditori, dei loro collaboratori ad ogni livello e di tutti coloro che contibuiscono alla crescita civile ed economica della provincia.